Vini naturali, biologici e biodinamici eccellenti
Solo piccoli e grandi produttori artigianali Italiani
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La giusta temperatura di servizio di un vino

la giusta temperatura di servizio di un vino rosso, bianco, rosato, bollicina

Quando acquistano un vino in enoteca, una delle domande che ci sentiamo porre spesso è: “Qual’è la giusta temperatura per berlo?”

Scopriamolo insieme in questo articolo!

Bollicine

Partiamo dal freddo. I vini che vanno tendenzialmente serviti più freddi sono gli spumanti charmat e metodo classico.
L’effervescenza e il perlage vengono valorizzati dalle basse temperature, pertanto vi consigliamo di servirli intorno ai 6/8 gradi.

Vini bianchi fermi

Appena sopra si collocano i vini bianchi fermi secchi. In questi casi i profumi hanno bisogno di più calore ed ossigeno per esprimersi, pertanto per questi vini viene consigliata una temperatura fra gli 8 e i 10 gradi.

Esistono però importanti eccezioni alla regola, rappresentata da quei bianchi fermi di lungo affinamento o vinificati con contatto prolungato sulle bucce che per esprimere la loro complessità, i sentori terziari, struttura e altri aspetti, hanno bisogno di ‘’scaldarsi nel bicchiere’’ e quindi possono tranquillamente essere serviti anche a temperature di 12/14/16 gradi.

Vini rosati

Subito sopra nella scala delle temperature troviamo i vini rosati, quei vini che provenienti da uve a bacca rossa seguono una vinificazione che inizia in rosso e poi prosegue in bianco, se ricordate ne abbiamo parlato in un precedente articolo, che potete trovare qui.
Per le caratteristiche di struttura e persistenza, buona freschezza e acidità, si consiglia di servirli intorno ai 12/14 gradi.

Vini Rossi

Poi c’è il mare magnum devi vini rossi. Qui la partita un po’ si complica ma vediamo di districarci!
Sicuramente un po’ più freschi possiamo servire quei vini leggeri e poco tannici che un po’ persino richiamano i rosati (penso ad una schiava dell’Alto Adige o un sangiovese giovane di Romagna).

Aumentando la struttura, la tannicità e la lunghezza dell’affinamento possiamo andare verso i 16/18/20 gradi, per quella che praticamente è la temperatura dell’ambiente circostante.

Il problema nei vini non è tanto il fatto che vengano conservati a temperatura ambiente, tranne quando si tratta di grandissimi vini sottoposti a lunghissimi affinamenti, quanto più il fatto che vadano incontro a sbalzi repentini di temperatura.

E’ questo che talvolta tende a rovinarli, quindi….abbiate cura del vostro vino!
E bevetelo quasi sempre alla giusta temperatura!

Se hai delle domande scrivici ad info@gustamishop.com

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Le differenze tra Chianti e Chianti Classico

differenze chianti e chianti classico

Il Chianti è uno di quei territori che addirittura precede il vino stesso. Spesso Chianti significa vino rosso ancora prima di essere una zona ben delimitata della Toscana, non ostante non si producano solo vini rossi.

Tuttavia in questo articolo vorrei soffermarmi sulle differenze tra Chianti e Chianti Classico e cercare quindi di fare un po’ di chiarezza sui vini di questa zona!

Partiamo innanzitutto dalla geografia. Lo so che a qualcuno può non piacere però è importante in questo caso.
Per quale motivo?
Perché si è fatta parecchia confusione fra geografia, politica e produzione vitivinicola.

Il Chianti (Colline del Chianti o Monti del Chianti) è una formazione collinare-montuosa di una ventina di km a cavallo fra le province di Siena, Firenze e Arezzo. Storicamente invece (parliamo della fine del quattordicesimo secolo) la lega del Chianti è un’unione di città rurali, denominati popoli, che vennero dotati di uno statuto con stemma l’immagine di un Gallo Nero.

 

gallo nero chianti classico

Vi dice nulla?

 

Sono comuni che attualmente si trovano in provincia di Siena e sono Gaiole, Radda e Castellina. Questa area venne poi ampliata e denominata ‘’Classico’’ nel 1932 con l’aggiunta delle zone di Greve in Chianti, Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

Il Chianti Classico, riconoscibile grazie al famoso stemma del Gallo Nero, si suddivide in tre tipologie:
– Chianti Classico (di annata);
– Chianti Classico Riserva;
– Chianti Classico Gran Selezione.

Il disciplinare di produzione prevede:
– l’utilizzo del vitigno Sangiovese nella misura minima dell’80%;
– il restante ed eventuale 20% può essere composto da uve a bacca rossa provenienti da vitigni idonei nella Regione Toscana.

Alla denominazione Chianti DOCG vennero inoltre aggiunte altre sette sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Colli Senesi, Montalbano, Rùfina e Montespertoli.

Anche nel caso del Chianti le tipologie sono tre:
– Chianti;
– Chianti Superiore;
– Chianti Riserva.

A cambiare è il disciplinare di produzione che per queste sottozone varia: si va da un minimo di 70% di Sangiovese, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon che non possono superare il 15% e uve a biacca bianca per un massimo del 10%.

Nel caso invece del Chianti Colli Senesi la base minima del Sangiovese è un 75% mentre Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon per un massimo del 10%.

Come avrete quindi dedotto da tutti questi numeri le principali differenze tra Chianti e Chianti Classico sono nella zona di produzione e in tutte le specifiche del disciplinare.

Nel nostro shop puoi trovare tre grandi Vignaioli di questa vocata zona:

POMONA

Chianti Classico

FATTORIA DI POGGIOPIANO

Chianti Colli Fiorentini

TENUTA LE CALCINAIE

Chianti Colli Senesi

Spero di avervi chiarito le idee sul Chianti e se avete delle domande scriveteci a info@gustamishop.com

Al prossimo articolo!

 

Clicca qui per vedere il video YouTube

Quali sono gli aromi del vino?

quali sono gli aromi del vino

Primari, secondari e terziari… Uno, due, tre… Oggi ci occupiamo di vino e matematica… No scherzo! Parliamo degli aromi del vino.

Vorrei spiegarvi meglio questi tre aggettivi che troppo spesso sono relegati solo al mondo dei sommelier, in quella che è un po’ la loro matematica, ma che tuttavia ci aiutano a definire quali sono i profumi del vino.

 

 

La sequenza primari, secondari e terziari si basa sull’origine delle molecole odorose nel corso del processo di trasformazione dell’uva in vino.

Questa categorizzazione ancora molto in voga – anche se piuttosto obsoleta a parere di molti – mira a suddividere gli aromi del vino.

La chiara percezione di precisi odori delle uve e dei loro rispettivi vini, hanno indotto gli studiosi a parlare di aromi primari, secondari e terziari.

Aromi primari del vino

Per primari si intendono gli aromi dell’uva, tipici del vitigno.

Sono chiamati anche aromi varietali perché legati esclusivamente alle caratteristiche olfattive intrinseche dell’uva.

Tali molecole odorose sono presenti soprattutto sulla buccia dell’acino e la maggior parte rientra nella categoria dei terpeni.

Aromi secondari del vino

Per secondari invece si intendono quelli prodotti durante i processi fermentativi (fermentazione alcolica e malolattica) o pre-fermentativi e dipendono marcatamente dipendono dalle popolazioni di lieviti e di batteri e dalle tecniche di vinificazione adottate.

Se il vitigno ha un’impronta aromatica ben riconoscibile rimangono in evidenza i profumi primari, come nel caso dei vitigni aromatici, moscato per fare un esempio, ma potrei dire anche malvasia, gewürztraminer, brachetto. Nei vitigni con carattere meno incisivo (tecnicamente chiamati neutri) i profumi secondari del vino avranno invece maggiore impatto, rendendo meno intuibile il vitigno di provenienza.

Aromi terziari del vino

Infine gli aromi terziari sono i profumi che il vino acquisisce nel corso della maturazione e dell’affinamento.

Il vino infatti è materia viva in continua evoluzione e tale evoluzione avviene sia nei contenitori in cui viene affinato prima della commercializzazione (barriques, botti, anfore) sia in bottiglia avvengono complesse reazioni chimico-fisiche che portano alla produzione di aromi terziari.

Col tempo gli aromi terziari del vino vanno a delinearli e – in alcuni vini – ad emergere sugli aromi primari e secondari, impreziosendo il bouquet con note speziate, tostate, eteree.

Adesso avete capito come funziona la matematica dei sommelier?

Vi aspetto nel prossimo articolo!

Cosa si intende per TERROIR?

cosa si intende per terroir nel mondo del vino

Sai cosa si intende con la parola TERROIR nel mondo del vino?

Innanzitutto TERROIR non significa territorio!

Ne avete sentito parlare in tutte le lingue e in tutte le salse da tutti i professionisti e non, che gravitano intorno al mondo del vino. È anche la parola che usa il vostro collega o amico quando vuole darsi il tono dell’intenditore.

Senza alcuna pretesa di essere esaustivi, cerchiamo di spiegarvi cosa si nasconde dietro la parola TERROIR.

Ce ne parla Giovanni in questo video!

Tanti sono i fattori che interagiscono e cooperano affinché le uve s0no come sono al momento della vinificazione.

L’insieme di tutti questi fattori potremmo definirli TERROIR.

Il suolo certo è il primissimo fattore, ma dovremmo annoverare allo stesso livello anche il clima della zona in cui troviamo, l’andamento climatico dell’anno in corso e al contempo il microclima dell’appezzamento specifico su cui è coltivata la vite.

Poi senza dubbio ha un rilievo l’umidità, il grado di acidità delle uve e il calore del suolo così come la tipologia di struttura che il terreno ha.

Enorme rilevanza ha la tipologia di vitigno piantata, le modalità di coltura e le tipologie di trattamenti effettuati. Può sembrare complicato, ma è essenziale conoscere il significato delle parole per valorizzare un prodotto di qualità.

Il TERROIR risulta fondamentale perché è il riflesso più autentico e vero di quello che andremo poi ad assaporare nel bicchiere.

In questa armonia (o disarmonia) fra tutte queste componenti proviene la materia ‘’uva’’ che è quella che poi andrà ad originare il nostro amato vino. Il percorso non finisce perché saranno poi le tecniche di vinificazione a completarlo per arrivare poi al mosto, che diventerà vino.

Potremmo quindi affermare che tra il il dire e il bere… c’è di mezzo il TERROIR!

Scopri in nostro canale YouTube dove parliamo del mondo del vino artigianale e naturale!

Cosa sono i solfiti?

cosa sono i solfiti

Hai detto SOLFITI?

Mettetevi il cuore in pace. Nella maggior parte dei casi, il vino non contiene solo uva.

Vi spiego cosa sono in questo video, oppure continua con la lettura dell’articolo!

 

La lista degli additivi ammessi nel processo di vinificazione è sterminata ed i solfiti sono solo uno di questi.

A differenza degli altri alimenti nel vino non è prevista una lista di ‘’ingredienti’’ in etichetta (suona male lo so, non è una ricetta di cucina) eccezione fatta per i solfiti, poiché sono anche un allergene ed è forse questo il motivo principale per cui li si addita con tanta foga.

A questo punto…cosa sono i solfiti?

Solfiti è un nome generico con cui viene indicata l’anidride solforosa (SO2).

Si tratta di un composto a base di zolfo che ha proprietà antisettiche, antiossidanti e conservanti. Il più utilizzato è in forma solida ed è un sale chiamato metabisolfito di potassio.

Possono essere utilizzati in diversi momenti della vinificazione:

  • all’inizio, prima che parta la fermentazione, durante i travasi;
  • a vino pronto, prima dell’imbottigliamento.

Sono interventi con scopi diversi: all’inizio agisce sulla fermentazione, alla fine è confinato alla conservazione.

Quale che sia il loro utilizzo, il fine rimane uno ed uno solo, quello di controllare l’evoluzione del vino, contrastando così qualsiasi tipo di difetto.

La concentrazione dei solfiti può variare parecchio a seconda delle scelte del produttore.

Si può andare dai vini naturali più schierati che non aggiungono solfiti in nessuna fase della vinificazione, passando per chi ne aggiunge quantità minime, a chi li dosa in base all’annata, fino a chi ne abusa.

Quindi attenzione, non esiste vino completamente senza solfiti, perché i lieviti naturalmente presenti nell’uva producono solforosa durante la fermentazione alcolica.

Quello che può cambiare è la quantità aggiunta di solfiti durante le fasi della vinificazione, specie all’imbottigliamento. Pertanto si può parlare di vini ‘’senza solfiti AGGIUNTI’’ o di vini ‘’con solfiti AGGIUNTI’’.

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Perché un vino SA DI TAPPO?

perché un vino sa di tappo

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso è… come faccio a capire se un vino sa di tappo?

Partiamo dalle ovvietà, il problema del sentore di tappo si ha principalmente con tappi di sughero.

Ma non tutti i vini hanno i tappi di sughero e non sempre i problemi derivano dal tappo!

Se ti sei mai posto questa domanda e vuoi capire perché un vino sa di tappo, seguimi in questo articolo!

Da sempre il sughero è ritenuto il materiale più nobile per la chiusura delle bottiglie di vino soprattutto per i grandi vini di lungo affinamento, ma non è l’unico utilizzato. Tra i principali troviamo anche metallo, vetro e plastica.

Con il sughero però si può incorrere in quella che forse è la più temuta delle alterazioni del vino, il famigerato sentore di tappo!

Il sentore di tappo si manifesta per la presenza di funghi parassiti della quercia da sughero che possono infettarla ancor prima della realizzazione del tappo stesso. La sostanza responsabile dello sgradito odore si chiama detricloroanisolo o più semplicemente TCA, un composto che si forma quando il fenolo contenuto naturalmente nel sughero reagisce col cloro.

Da qui quel classico, ahimè, odore di giornale bagnato, muffa o cantina umida. Ma non è finita qui.

Non dimentichiamo che i difetti del vino possono essere ben più numerosi e alcuni di questi possono dare sentori e sapori che somigliano parecchio ai sentori di tappo.

Il classico odore di tappo può dipendere anche da altri fattori non sempre attribuibili al tappo stesso.

Possono esserci altri difetti come i sapori di muffa, i sapori di legno, l’odore e il sapore di feccia, ossidazioni ed altri sapori dovuti a problemi di conservazione e/o ad errori in cantina.

L’utilizzo del tappo di plastica quindi non dà la certezza di risolvere questo problema del sentore di tappo, proprio perché non sempre è il sughero la matrice del problema. In più il tappo di plastica è impermeabile sia ai liquidi sia ai gas e per questo i grandi vini non sono mai imbottigliati con questi tappi.

Il sughero ha una struttura che gli consente di avere elasticità notevole, anche se sottoposto a forti compressioni ed è capace di riprendere la sua forma originale, consentendo un limitato scambio fra l’interno e l’esterno della bottiglia.

Inoltre il tappo di sughero fa evolvere il contenuto creando quella ricchezza e complessità, che solo un vino elevato per anni in bottiglia con tappo naturale può raggiungere. Quindi non esiste il tappo perfetto e tante sono le dinamiche che possono subentrare e creare problemi nel vino.

Il “sa di tappo” non è sempre colpa del tappo!

Spero di averti chiarito un po’ le idee con questo articolo.

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Quali sono le differenze tra vino BIOLOGICO, BIODINAMICO e NATURALE?

differenze tra vino biologico, biodinamico e naturale

Lo sapevi che definire un vino biologico o biodinamico o naturale c’è molta differenza?

Scoprilo in questo articolo e guarda il nostro video!

 

In questo articolo vorrei farti chiarezza tra le definizioni di vino biologico, biodinamico e naturale.

Esistono differenze significative sia in termini legislativi che in termini di produzione del vino stesso.

Il VINO BIOLOGICO segue una regolamentazione chiara e riconosciuta a livello europeo (Regolamento 203 dall’Unione Europea).

Riconosci un vino biologico dalla presenza sulla bottiglia di un marchio molto riconoscibile: la foglia stilizzata, composta di stelline, su sfondo verde, quella che vedi qui sotto.

logo biologico

 

 

 

Il produttore di vino biologico pertanto riceve controlli in vigna e in cantina a cadenza regolare dagli enti certificatori. Per ottenere questa certificazione non devono essere utilizzati pesticidi, anticrittogamici e insetticidi tra i filari, rinunciando completamente alla “chimica di sintesi” per la coltivazione e alle sostanze coadiuvanti tipiche della vinificazione tradizionale.

Il VINO BIODINAMICO, a differenza di quello biologico, è certificato ma solo da aziende private e si basa sui principi produttivi formulati di Rudolf Steiner.

La terra va mantenuta fertile affinché liberi le sue proprietà nutritive. Le piante devono essere tenute sane e forti, che è il miglior modo per contrastare le malattie senza ricorrere agli aiuti artificiali. In altre parole bisogna lavorare tenendo presente che tutto è interconnesso e ha i suoi propri ritmi.

Possiamo quindi affermare che un vino è biodinamico quando è il risultato di una coltivazione non solo naturale al 100%, ma in completa connessione con i tempi e i ritmi della natura.

Degustare un vino prodotto in biodinamica significa assaporare i profumi autentici della terra, mitigati dal clima e dal regolare ciclo delle stagioni.

Ben più difficile, infine, risulta la definizione di VINO NATURALE, dal momento che non c’è una vera e propria regolamentazione ed esistono pareri discordanti.

Te ne ho già parlato in un precedente articolo che puoi trovare qui.

Cercando di semplificare al massimo la complessità dell’argomento, il vino naturale nasce da una viticoltura che ha determinate caratteristiche:

– esclude tutte le sostanze chimiche di sintesi;

– tratta le vigne solo con rame e zolfo;

– è orientata alla massima selezione delle uve in termini qualitativi e pertanto alle basse rese;

– la vendemmia è condotta manualmente nel momento in cui le uve hanno raggiunto la maturazione perfetta;

– in cantina l’uva viene accompagnata nella sua spontanea evoluzione senza intervenire con additivi enologici o trattamenti per correggere l’aspetto, il profumo o il gusto del vino;

– non viene aggiunta solforosa in fase di imbottigliamento o, se ritenuto necessario, in quantità minime.

Spero con questo articolo di averti un po’ chiarito le idee sulle principali differenza tra vino biologico, biodinamico e naturale.

La selezione fatta all’interno del nostro shop è orientata SOLO verso Vignaioli che producono il vino secondo appunto i criteri del biologico, biodinamico e naturale!

 

 

Quando un vino è NATURALE?

quando un vino è naturale

Ti sei mai chiesto quando un vino può essere definito naturale e cosa esattamente lo contraddistingue?

Parlando di vino, la definizione forse più complessa, meno semplificabile e più insidiosa è proprio quella di vino naturale.

Non esiste una vera e propria regolamentazione come per il regime biologico o un quadro normativo di riferimento che ci permetta di dire ’’questo vino è naturale’’.

Pensa che esistono pareri discordanti anche fra i produttori stessi!

Possiamo però affermare che si parla di vino naturale quando nasce da una viticoltura che presenta le seguenti caratteristiche:

  1. Esclude tutte le sostanze chimiche di sintesi come pesticidi, diserbanti, concimi;
  2. Tratta le vigne solo con rame e zolfo;
  3. La selezione delle uve avviene solo con solo con criteri qualitativi, pertanto le rese saranno basse;
  4. La vendemmia viene condotta manualmente e non con macchine, nel momento in cui le uve hanno raggiunto la maturazione perfetta;
  5. In cantina l’uva è accompagnata nella sua spontanea evoluzione senza l’intervento di additivi enologici o trattamenti per correggere l’aspetto, il profumo o il gusto del vino;
  6. Non viene aggiunta solforosa nella fase di imbottigliamento o – se ritenuto necessario – questo avviene in quantità minime.

Queste sono quindi le caratteristiche fondamentali che rendono e definiscono un vino naturale.

Ricorda e fai attenzione, biologico non vuol dire per forza naturale!

Chi lavora secondo i dettami del naturale sceglie una filosofia e non solo un modo di lavorare!

All’interno del nostro shop trovi solo vini naturali, biologici e biodinamici italiani!

 

Cosa vuol dire RISERVA in un vino?

significato vino riserva

In questo video insieme a Giovanni di Gustami Eccellenze, scopri il significato di Vino Riserva.

 

Wow! Mi hanno regalato un vino, c’è scritto “Riserva”! Ma cosa vuol dire?

 

L’Italiano è una lingua strepitosa perché con lo stesso termine possiamo definire tante situazioni diverse. Immaginate di essere su una strada poco frequentata sotto pieno sole, con la vostra bella macchinina e all’improvviso vi accorgete che siete rimasti in “riserva”. Bene ma non benissimo. Oppure cambiando scenario, provate a dire a un professionista sportivo ‘’sei una riserva’’: non rappresenterebbe esattamente un complimento entusiasmante. Indica panchine, allenamenti in seconda squadra, nessun riflettore puntato e stipendio…vabbè ci siamo capiti… Nel mondo del vino la situazione è un po’ diversa, e essere “riserva” cambia completamente significato.

Riserva vuol dire soprattutto selezione.

Riserva non vuole soltanto indicare – come erroneamente si pensa – un affinamento più lungo rispetto alle altre referenza più giovani e immediate. Spesso si intende che a seguito di attenta selezione delle uve migliori e dai vitigni migliori – per esposizione, per tipologia di terreno in rapporto al vitigno, per ‘’anzianità’’ delle uve il vino viene lavorato in cantina nel modo che più andrà a valorizzare nel tempo le sue caratteristiche organolettiche.

Selezione e valore nel tempo sono i fattori fondamentali di una Riserva.

‘’Riserva’’ non vuol dire necessariamente ‘’vino che sta tre anni in barrique e riposa due anni in bottiglia’’. Può avere diverse accezioni ma tutte accomunate dall’idea di valorizzare appieno il vitigno e dare alle uve una vinificazione che lasci emergere tutto quello che il vitigno stesso può dare. Spesso sono i legni pregiati e gli affinamenti lunghi/lunghissimi a conferire questo, ma non è l’unica caratteristica. Altre volte è un lungo affinamento in bottiglia.

Altre solo l’andamento climatico e la perfezione di certe annate. Per queste ragioni quando vi propongono un vino “Riserva” (e quindi spesso anche costoso) cercate di capire sempre con quale criterio la bottiglia ha acquisito il titolo che giustifica il prezzo…

Conoscere è sempre il miglior modo per evitare sorprese.

Spero che adesso sarai in grado di capire cosa vuol dire Riserva in un vino.

Qui puoi trovare alcune dei Vini Riserva presenti all’interno del nostro sito:

Riserva – Fattoria di Poggiopiano

Riserva Fattoria di Poggiopiano

Corallo Nero – Gallegati

Corallo Nero Gallegati

Sugherettaio – Pierini e Brugi

Sugherettaio Pierini e Brugi

 

 

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